Mimmo Ciavarelli

Il successo della Gestalt

 

Il successo che la Gestalt therapy ebbe, sin dalla sua nascita, va inquadrato essenzialmente nella visibile efficacia della sua prassi terapeutica. La rapidità con cui il suo creatore, il vecchio Perls, era in grado di portare in luce e dissolvere conflitti, smascherare copioni e restituire genuinità improvvisa agli uomino che aveva davanti, destò meraviglia in tutti coloro che avevano abitudine agli interminabili percorsi analitici e alle terapie a puntate. Il suo regno fu il grande salone di Esalen, nella bellissima tenuta che Michael Murphy aveva voluto destinare al “Centro per lo sviluppo del potenziale umano”, che sorgeva a Big Sur, in California, affacciata sull’oceano e frequentata dalla cultura alternativa di quegli anni. Era lì che Fritz Perls teneva le sue sessioni di gruppo: il “mio circo”; come soleva chiamarlo. In quel salone si ammassavano, a volte, fino a cento persone che, a turno, calcavano le assi del suo palcoscenico e sedevano sulla “sedia calda” che li avrebbe, di lì a poco, liberati dai loro autoinganni e dalle auto torture nevrotiche. Certo, queste “guarigioni istantanee” così spettacolari, non vanno confuse con un processo di maturazione che solo la vita e il tempo può favorire; ma dimostravano, comunque, la possibilità istantanea per ogni uomo di ritrovare la strada di se stesso e delle sue intatte potenzialità. Soprattutto, dimostravano che la stessa funzione della psicoterapia, uscendo dallo schema gradualistico di cura, poteva restituire all’uomo la sua responsabile consapevolezza di esistere in questo mondo, col suo particolare modo d’essere; e a se stessa, l’autonomia necessaria per non divenire, specularmente, parte dello stesso processo che si pretende curare. Quando posso guarire? Ora e qui: sembra rispondere la Gestalt; smascherando, nel presente della relazione, le pretese di ciò che vorrebbe esser considerata malattia e rifiutando la complicità con l’inganno di chi si propone, al contempo, creatore e vittima dei suoi sintomi. Ora e qui, indica la Gestalt, al terapeuta che reclama un vero interlocutore, al posto del suo simulacro: un uomo davanti ad un altro uomo, per dissolvere assieme, nell’incontro, ogni malattia o bisogno di cura; un raro istante in cui la psicoterapia diventi, essa stessa, palesemente superflua.

 

 

 

 

 

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